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I misteri del castello d'Udolfo, vol. 3
written by "Radcliffe, Ann Ward, 1764-1823"
... cenare, ch ne abbiamo bisogno. Il sole gi tramontato: fermiamoci sotto questa rupe.  Il suo camerata acconsent, fecero scendere Emilia dalla mula, e sedutisi tutti sull'erba, si misero a mangiare alcuni cibi tratti da una valigia. L'incertezza aveva talmente aumentata l'ansiet di Emilia a proposito del prigioniero, che non potendo discorrere col solo Bertrando, lo interrog alla presenza di Ugo; indarno: ei disse non saperne nulla affatto. Ciarlando di varie cose, vennero a discorrere di Orsino e del motivo per cui era fuggito da Venezia. Qual non fu il raccapriccio d'Emilia allorch Bertrando narr la storia d'un altro assassinio fatto commettere per conto del cavaliere, ed in cui il bravo avea sostenuta una parte principale! A tale scoperta, mille terribili supposizioni l'assalsero: essa credeva restar vittima della cupidigia di Montoni, il quale avesse deciso di disfarsi di lei in silenzio, e per mezzo di quegli scherani, per appropriarsi in pace i di lei beni. Il sole era tramontato tra folte nubi, ed Emilia arrischi tremando di rammentare alle guide che cominciava a farsi tardi, ma essi erano troppo occupati dei loro discorsi per badare a lei. Dopo aver finito di cenare, ripresero la strada della valle in silenzio. Emilia continuava a pensare alla propria situazione, ed alle ragioni che poteva aver Montoni per trattarla cos. Era indubitato ch'egli aveva cattive mire su di lei. Se non la faceva perire per appropriarsi istantaneamente i di lei beni, non facevala nascondere per un certo tempo, se non per riservarla a progetti pi tristi, degni della sua cupidigia,[87] e meglio adatti alla sua vendetta. Rammentandosi dell'insulto fattole nella galleria, la sua orribile supposizione acquist maggior forza. A qual fine per l'allontanava dal castello, ove probabilmente erano gi stati commessi con segretezza tanti delitti? Il di lei spavento divenne allora s eccessivo, che proruppe in dirotto pianto. Pensava...

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